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- 'Solo l'Italia cresce ancora. Abbiamo ingranato la marcia'

SARÀ vera ripresa? Come da nostra tradizione, quando l'Istat snocciola dati macro-economici buoni il Paese si divide fra il governo di turno che si intesta il risultato e l'opposizione di turno che spegne gli entusiasmi con previsioni fosche. La primavera dell'Azienda Italia oggi si specchia nei dati della produzione industriale, balzata a giugno del 5,3% annuo. «Abbiamo avuto uno choc straordinario, quindi è un esercizio stucchevole vedere se stiamo tornando ai livelli pre-crisi», taglia corto l'economista della Cattolica Marco Fortis. Alla luce degli ultimi dati, lei da che parte sta fra chi crede nella ripresa possibile e chi vede ancora nero? «Abbiamo attraversato una crisi senza precedenti, durata la bellezza di oltre sette anni, durante i quali abbiamo perso quasi un quarto della capacità produttiva industriale, con moltissime imprese marginali spazzate via. Questa crisi, rispetto agli altri Paesi che hanno vissuto solo lo scoppio della bolla immobiliare, è stata aggravata dall'austerità che ha determinato un calo enorme della produzione industriale. Mancano imprese e reddito disponibile delle famiglie. Ma negli ultimi mesi c'è stata un'accelerazione molto consistente, che supera il tasso degli altri Paesi più forti come Germania, Francia, Spagna e Olanda. Il fermento è evidente, ma è chiaro che le imprese per tornare a livelli pre-crisi dovranno avere una crescita a due cifre». Che cosa sta cambiando? «Gli investimenti delle imprese stanno aumentando e i consumi delle famiglie sono cresciuti quasi il doppio del Pil negli ultimi tre anni». Perché l'economia privata ha avuto questo scatto? «Prima di tutto per il consolidamento della ripresa, appunto, dei consumi privati. In secondo luogo, nel secondo trimestre sta tornando a livelli elevati il tasso di investimenti tecnici delle imprese. Il piano dell'Industria 4.0 sta dando un'accelerata ulteriore, ma già negli anni precedenti il ritmo è stato buono grazie a misure che hanno stimolato, dal superammortamento per i macchinari al patent box che ha spinto a brevettare». Ripartire con lentezza? «Siamo partiti con marce corte, ma stiamo ingranando marce più veloci. Consideri che il centro di ricerche internazionali Markit, molto seguito anche dalla Bce, dice che a luglio siamo stati l'unico dei grandi Paesi dell'Eurozona a continuare a crescere». Se la nostra ripresa è credibile, dove scivoliamo nel confronto con gli altri Paesi? «A noi manca un pezzo: abbiamo l'impossibilità di fare spesa pubblica perché non ci è permesso dai vincoli di bilancio europeo». Quando lo scudo della Bce non ci proteggerà più, che cosa sarà della ripresa? «Mario Draghi è prudente. L'aumento dei tassi potrà esserci solo con un'inflazione consolidata. È vero che costerà di più pagare gli interessi sul debito, ma l'inflazione farà crescere il Pil nominale, che è quello che conta nel rapporto con il debito. I due fenomeni non si compensano, ma il governo sta gestendo bene questa transizione. Tutto fa pensare che l'allunaggio sarà morbido».
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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