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- Catalogna, l'ultimatum di Rajoy Cinque giorni per fare chiarezza

ROMA
SIAMO all'ultimatum. Cinque giorni, fino a lunedì mattina alle 10, per dire se è stata dichiarata l'indipendenza o no. E altri tre, fino a giovedì, per fare eventualmente marcia indietro. Dopodichè Madrid farà ricorso all'articolo 155 della Costituzione e commissarierà l'autonomia catalana. «Il consiglio dei ministri - ha detto ieri mattina Mariano Rajoy - ha chiesto formalmente al signor Puigdemont se ha dichiarato l'indipendenza in Catalogna. Questo requisito è necessario quando si attiva l'articolo 155 della Costituzione. La risposta a questa richiesta segnerà il futuro degli eventi. Se Puigdemont conferma il suo rispetto della legalità si porrà fine all'instabilità. È quello che sperano tutti e che gli è stato richiesto. È urgente mettere fine alla situazione che si sta vivendo in Catalogna, è fondamentale che tornino tranquillità, stabilità, serenità nei tempi più brevi possibile». Gli stessi concetti il premier spagnolo li ha ribaditi alle 16, davanti al Parlamento, dopo dopo che media spagnoli rilanciavano una intervista di Puigdemont alla Cnn nella quale ha proposto «l'avvio di un dialogo senza condizioni, i due governi devono sedersi e parlare sul serio» perché «la maggioranza della gente vuole uno Stato indipendente». L'UNITÀ della Spagna non è assolutamente in discussione per Rajoy. «I governanti della Catalogna - ha detto in Parlamento - hanno portato avanti un attacco sleale e pericoloso alla Costituzione, contro le istituzioni e la convivenza pacifica dei cittadini. L'indipendenza pochi la vogliono e non è buona per nessuno», e «questo referendum illegale per violare la Costituzione ha fallito e nessun risultato può servire a legittimare l'indipendenza della Catalogna». «Sono pronto al dialogo, dialogare sui servizi pubblici, sulle finanze, sull'autogoverno e sulla solidarietà. Ma all'interno della Costituzione. Si può anche affrontare la riforma della Costituzione, per quanto previsto dalla Costituzione stessa. Ma non può esserci mediazione fra la legge democratica e l'illegalità». Con sé Rajoy ha il suo Partido Popular, gli alleati Ciudadanos e i socialisti, che danno il loro supporto in cambio dell'avvio di un processo di revisione costituzionale. Il segretario generale del Psoe, Pedro Sanchez, ha infatti confermato ieri che i socialisti «appoggeranno le misure costituzionali» che prenderà il premier Mariano Rajoy se la risposta al suo ultimatum sarà negativa. SANCHEZ ha anche rivelato di aver concordato con il premier di avviare una riforma costituzionale, che ridefinisca fra l'altro lo statuto della Catalogna e ha spiegato che l'accordo con Rajoy prevede che la commissione parlamentare prenda il via quanto prima e abbia una durata di sei mesi per poi aprire il dibattito vero e proprio sulla riforma della Costituzione. Solo Podemos rema contro il diktat alla Catalogna. «Puigdemont - dice il segretario Pablo Iglesias - non ha dichiarato l'indipendenza. Chiediamo a Rajoy che si assuma la responsabilità del dialogo». MA RAJOY vuole che sulla Generalitat sventoli prima bandiera bianca. Con se ha i tre quarti della Spagna e l'Europa che ieri ha riconfermato sia con la Commissione e il Consiglio europeo che con dichiarazioni di Roma, Parigi e Berlino che la linea è quella: nessuna indipendenza catalana sarà mai riconosciuta, appello al dialogo ma nell'ambito della Costituzione. Madrid ha vinto.

notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

 

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