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- Libia e debito, trame francesi sull'Italia

LA BATTAGLIA DEL GAS Non è un mistero per nessuno che francesi e tedeschi non hanno mai visto di buon occhio questo rapporto preferenziale della Russia con l'Italia e il disegno ambizioso di un hub meridionale del gas (South Stream) (...) Guarda caso, proprio in quell'anno terribile della grande crisi dei titoli sovrani (il 2011, ndr), i francesi ottengono di bombardare la Libia e anche noi diciamo sì con un balletto di responsabilità peraltro obbligate tra capo dello Stato (Napolitano) e presidente del Consiglio (Berlusconi). Anche se è noto a tutti che il Cavaliere su questo punto è stato durissimo con Sarkozy: «Sei un incosciente assoluto, ne pagheremo il conto tutti». I tedeschi, da parte loro, (...) varano con i russi Nord Stream, che vuol dire Germania, Francia ed Europa del nord, e ne preparano il raddoppio: insomma, con il cappello politico chiedono le sanzioni, con il cappello societario ci fanno affari. Viva la coerenza. (...) Claudio Descalzi è un uomo che conosce i pozzi africani a uno a uno (...) e ha portato l'Eni a essere il primo operatore energetico nel continente del futuro, ha difeso e consolidato il fortino libico, ma conosce come pochi uomini, fatti e segreti di Gazprom e delle grandi manovre societarie europee. (...) Alla fine Descalzi sbottò: «Ma non le pare strano che i capi delle stesse nazioni che dicono no a Renzi che vuole togliere le sanzioni a Putin firmino con lui il raddoppio del gasdotto?». (...) Descalzi non lo dirà mai, ma nei circoli internazionali il ragionamento geopolitico prevalente dà per acquisito che i francesi vogliono conquistare il nord dell'Italia e magari lasciare che il sud diventi una grande tendopoli per gli immigrati di tutto il mondo. Per loro sono dati quasi psicologico-esistenziali. (...) LA CRISI DEL DEBITO Padoan non alza di un decibel il tono della voce, ma la denuncia è pesante: «Sulla crisi del debito sovrano greco e del contagio che ha riguardato i titoli sovrani di Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia c'è stato un grave errore politico di valutazione di Trichet... non ha capito che dietro i titoli sovrani c'era un'altra crisi finanziaria... e il conto lo abbiamo pagato noi allungando la durata della crisi». Mi sono ritrovato davanti un ministro dell'Economia che esercita con intelligenza il suo ruolo politico e che ha deciso di parlare senza peli sulla lingua. (...) Per far capire la gravità dell'errore, Padoan ha bisogno di qualche minuto in più e, con mio grande piacere, se lo prende tutto: «Guardi, gli Stati Uniti hanno cominciato il quantitative easing (Qe) molto prima degli altri e hanno detto che avrebbero continuato fino a quando l'inflazione non avesse raggiunto stabilmente il 2% e la disoccupazione fosse scesa al 6%. Ora stanno bene, hanno una crescita sostenuta e una disoccupazione al 4%, ma c'è ancora il Qe. (...) Per quanto riguarda l'Europa, dobbiamo ribadire i grandi meriti della gestione della Bce di Mario Draghi che con il suo ‘whatever it takes' (‘Faremo tutto quello che è necessario per salvaguardare l'euro e, credetemi, sarà abbastanza') ha fatto una cosa epocale: ha detto che la politica monetaria torna alla sua vera origine, preserva la stabilità finanziaria. (...) Se si vuole, le cose si fanno, e per questo Draghi insiste sulle riforme strutturali: altrimenti non c'è spazio per la flessibilità di bilancio e anche per questo oggi ci vorrebbe... (...) L'ITALIA IN EUROPA L'accusa di Tajani: «Trichet non ha giocato la partita, si è girato dall'altra parte e ha lasciato che il contagio greco infettasse i Paesi del sud Europa mentre Draghi, con un mare molto più agitato e pieno di scogli, ha fatto molto bene all'economia europea e italiana, ha fatto la politica monetaria espansiva e ha servito l'interesse europeo. (...) Il francese Trichet non era della partita, rifiutava l'ostacolo, o non capiva la partita o ne giocava un'altra. (...) In quella fase l'Italia contava molto nel mondo, e questo perlomeno agli occhi dei francesi era un'aggravante, ma si doveva fare di più per contare di più in Europa. Berlusconi aveva capito che bisogna essere in forza nel Parlamento europeo proprio per cambiare l'Europa, bisogna criticare ma essere presenti, incidere. Non fu possibile (...) perché all'Italia manca un sistema Italia. Uno degli errori storici che ha compiuto la sinistra è quello di utilizzare l'Europa contro Berlusconi, perché il conto non lo pagava Berlusconi: anche lui, certo, ma soprattutto lo pagava l'Italia. Non è questo il terreno per fare polemiche e francamente non sarebbe dovuto esserlo nemmeno per tanti del centrodestra. In Europa, per noi, la sfida di ieri e di oggi è difendere l'interesse italiano, perché così si difende davvero l'interesse europeo, si aiuta l'Europa a tenere conto di tutto e ad avere una guida a 4 o 5, non a due: l'Italia ha l'occasione storica per rendere l'Europa appetibile». * dal libro ‘Il Cigno nero e il Cavaliere bianco'
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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