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- Il mondo islamico si ricompatta Cosi' ha scatenato l’inferno

UN MURO compatto. Era dura - quasi impossibile - mettere d'accordo Arabia Saudita ed Iran, Turchia e Siria, Egitto e Qatar, Giordania, Marocco, Tunisia, fazioni palestinesi. Ma riconoscendo Gerusalemme capitale d'Israele Donald Trump c'è riuscito. Dalla Lega Araba all'Organizzazione della cooperazione islamica la mobilitazione è stata immediata. E se l'obiettivo era rilanciare il processo di pace, non poteva andare peggio: adesso sono tutti contro l'America. «La decisione di Trump equivale a una rinuncia da parte degli Usa del ruolo di mediatori di pace», ha detto il presidente palestinese Abu Mazen in un discorso alla Nazione. «Aiuterà le organizzazioni estremistiche - ha aggiunto - a intraprendere una guerra di religione che ci trascinerà dentro guerre senza fine». Ancora più dura Hamas, l'organizzazione che governa a Gaza: «Spostando l'ambasciata, Trump ha aperto le porte dell'inferno. Chiediamo ad arabi e musulmani di agire per minare gli interessi americani nella regione». Hamas chiede anche all'Autorità palestinese di «concedere adesso piena libertà di azione alla resistenza armata» in Cisgiordania. Nella prima delle tre giornate della collera centinaia di palestinesi sono già scesi in piazza. I dimostranti hanno marciato per le strade di Gaza al grido di «Gerusalemme capitale eterna». Molte le bandiere americane e israeliane bruciate. «LA DECISIONE è una provocazione ingiustificata - ha detto Amed Aboul Gheit, il segretario della Lega Araba - e costruisce un colpo alle relazioni arabo-americane e al ruolo degli Stati Uniti di mediazione tra palestinesi e israeliani». Tra una settimana si riunirà anche l'Organizzazione della cooperazione islamica. L'incontro si terrà ad Istanbul per impulso del presidente turco Recep Tayyp Erdogan, in prima linea contro la decisione di Trump. «È una decisione fuori dalla legalità, un errore enorme - ha detto Erdogan, incontrando il re di Giordania - che sarà dinamite per la pace e non farà altro che alimentare indignazione nel mondo islamico e scontri e tensioni nell'intera regione». La decisione degli Stati Uniti «è una pericolosa escalation e una sentenza di morte per la pace» ha aggiunto suo alleato ministro degli Esteri del Qatar. L'Iran - nemico giurato d'Israele - è ovviamente durissimo. «La Palestina sarà liberata, la comunità palestinese e quella musulmana vinceranno - ha detto l'ayatollah Ali Khamenei -. Gli annunci da parte dei nemici dell'Islam di dichiarare al Quods (nome arabo di Gerusalemme, ndr) capitale del regime sionista derivano dalla loro debolezza». «LA SCELTA di Trump - ha aggiunto il ministero degli Esteri iraniano - innescherà una nuova Intifada». E al coro si uniscono anche i governi arabi più vicini agli Stati Uniti, dall'Egitto alla Giordania, fino all'Arabia Saudita, perno arabo del nuovo Medio Oriente di Trump. L'altro ieri il re saudita Salman Al Saud aveva detto che lo spostamento dell'ambasciata americana avrebbe rappresentato «una flagrante provocazione per i musulmani. Ieri anche il re di Giordania Abdallah II ha sottolineato che «Gerusalemme è la chiave di qualsiasi accordo di pace, la chiave per la stabilità della regione», e ha condannato la scelta di Trump. Più isolati di così, è difficile.
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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