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- Toglieremo l'obbligo dei vaccini Salvini fa infuriare Forza Italia

Antonella Coppari ROMA

BERLUSCONI parla di Jobs act e crea un caso. Salvini apre bocca
sui vaccini e scoppia un putiferio: Forza Italia prende le distanze dal leader della Lega,
mentre il Cavalier è costretto a precisare che non si tornerà indietro sull'articolo 18. Pure il
destino della legge Fornero resta sospeso tra l'intransigenza che si respira in via Bellerio e
la maggior indulgenza di Arcore. Se fosse una campagna elettorale normale, basata su un
sistema di voto esclusivamente maggioritario, bisognerebbe concludere che ha ragione chi
definisce il centrodestra un'alleanza di sigle messa su per vincere, non per governare.
Capace di parlare tante lingue - tanto da accreditare ipotesi di esecutivi di larghe intese -
però condannata alla rissa continua dopo il voto casomai dovesse andare a Palazzo Chigi.
La realtà è più sfumata: intanto i vaccini - terreno su cui si concentra lo scontro più
clamoroso - sono fuori dal capitolo ‘accordi' perché il programma vero, quello di cui si sta
discutendo in commissione - non dice nulla sul punto. Quanto agli altri due temi è
innegabile che ci siano divisioni importanti (ex governativi come Lupi, per dire, non
toccherebbero quasi nessuna riforma del centrosinistra) però, paradossalmente,
potrebbero essere più vantaggiose che dannose alla coalizione: ogni leader parla al
proprio popolo. Merito di una legge elettorale proporzionale e di coalizione. Per cui più uno
riesce a fidelizzare l'elettorato e meglio è. CI AVEVA già provato il governatore leghista del
Veneto, Zaia, a presentare (e poi sospendere) un decreto di moratoria di due anni
sull'obbligo dei vaccini introdotto dal governo. Ora è il segretario Salvini che annuncia
l'abolizione del ddl Lorenzin con lo slogan «Vaccini sì, obbligo no». Esprime concetti simile
ai Cinquestelle come pare inevitabile, pescando nello stesso bacino e, in modo analogo,
viene subissato di fischi dalla maggioranza. A riassumere gli umori provvede lo stesso
ministro della Salute Lorenzin: «La Lega sui vaccini mostra di perseverare nell'estremismo
dell'incompetenza». Ma lo stop più rumoroso arriva da Forza Italia che esclude
l'inserimento della proposta nel programma dell'alleanza. «Io sono favorevole all'obbligo,
noi abbiamo votato convintamente il decreto», specifica il capo dei senatori Romani. I
DISTINGUO fioccano anche sul Jobs act. In mattinata, il Cavaliere ne ipotizza l'abolizione
«perché è stata solo un'iniezione per i contratti provvisori», ma a breve giro arriva il
contrordine targato Meloni: «Sono contraria alla reintroduzione dell'articolo 18». Quindi
Silvio ci ripensa, parla di una riforma «fallita», da correggere. Per poi concludere che «va
bene così». Un terreno minato, al pari della legge Fornero che Salvini vuole «cancellare» e
Berlusconi ritoccare. O dei rapporti con l'Europa, con il segretario leghista irriducibile:
«Sull'euro sono pronto ad andare fino in fondo. Non mi pongo limiti». Alla prima riunione
della commissione per il programma si fissa subito un paletto: «Sarà snello. Dieci slogan
per dieci punti - spiegano i presenti -.Tanto ogni partito presenterà il proprio programma».
Alcuni «principi generali» (dalla chiusura di Equitalia al tetto a 8mila euro per il contante)
scivolano via senza problemi. Ma sulla flat tax ci sono opinioni diverse: il Carroccio vuole
l'aliquota unica al 15% (da inserire subito), mentre FI tra il 22 e il 23% (da introdurre
progressivamente). Per evitare ulteriori problemi, gli azzurri suggeriscono di non scrivere
nulla. Parola d'ordine: sopire. Per chiudere e portare ai leader per la firma il programma di
coalizione lunedì al massimo.
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

 

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