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- Grande Coalizione, bis in Germania. La sinistra accetta il tetto ai migranti

PRIMO PIANO BERLINO È RINATO GroKo, come i tedeschi chiamano la Grosse Koalition. Nessuno lo ama, né i politici, né i cittadini, ma non se ne può fare a meno, se non rischiando l’incognita di nuove elezioni. Angela e Martin, hanno trovato un compromesso accettabile dopo una maratona durata quasi fino all’alba, a 110 giorni dal voto. La Merkel vuole chiudere le consultazioni entro carnevale, per avere un governo entro Pasqua. Chi ha vinto, chi ha perso, in questa partita a tre, con la Csu bavarese terzo incomodo? Nessuno, sennò che compromesso sarebbe. Nel leggere le 28 pagine del documento conclusivo, diciamo che Schulz non ha rinunciato ai suoi ideali di sinistra vecchia maniera, e Frau Merkel si è imposta sulla sostanza. Ognuno può sostenere di non aver ceduto, ed è quel che conta. ORA TOCCA alla base dei partiti approvare quel che hanno stipulato i leader. Il pericolo che i socialdemocratici, chiamati a rispondere il 21 gennaio, dicano nein è elevato. Non a caso, nel documento si ricorda (ed è una novità) che in Parlamento i gruppi devono votare uniti. Un monito ai franchi tiratori, anche se secondo la Costituzione non basta mettere in minoranza il governo per farlo cadere. Gli Jusos, i giovani socialisti, sono fortemente contrari all’intesa: meglio rinnovarsi all’opposizione. «Mai di nuovo con la Merkel», aveva tuonato Schulz, il 24 settembre, un minuto dopo la sconfitta. Angela divora gli alleati, ma un politico accorto deve sempre lasciare una via d’uscita. Adesso Martin è costretto a entrare al governo con la «nemica». La situazione è cambiata: gli elettori non avrebbero perdonato i socialdemocratici se avessero fatto precipitare il Paese nell’instabilità. ANCHE il GroKo 2 fallirà in extremis, come è avvenuto per Giamaica, come veniva definita l’alleanza a tre (liberali, Spd e Cdu/Csu)? Schulz e Merkel assicurano di no. Non c’era alternativa a trovare un’intesa. Le trattative si sono prolungate, perché i tedeschi vogliono decidere anche nei particolari quel che si farà. Dopo si governa per quattro anni senza litigare. L’ostacolo più ostico era la politica sull’immigrazione. I cristianosociali hanno il terrore di perdere ancora voti a causa dei profughi e sono stati accontentati: tetto di 200mila ingressi l’anno per nuovi rifugiati. Un punto per la Merkel, che ha poi dato un contentino a Schulz per la politica europea: si tenterà di far nascere una Ue più stretta e generosa. L’SPD rinuncia a far nascere una supermutua, abolendo le private. Sarebbe stato un mostro burocratico in stile Germania Est. Ma strappa un buon successo: i contributi per sanità e pensione saranno in parti uguali a carico dei dipendenti e dei datori di lavoro. Si avranno pensioni più sostanziose, ma entro il 2025 si otterrà in media il 48% dell’ultimo stipendio. E si avrà, si spera, una sanità più efficiente. E si promettono forti investimenti federali per la scuola, che dipende dai Länder, e dunque presenta differenze tra una regione e l’altra. L’Spd si arrende sulla stangata fiscale, più che altro apparente: voleva portare l’aliquota massima dal 42 al 45%, ma alzando la fascia di reddito da 54mila a 60mila euro. Una misura populista per accontentare la sinistra del partito. Invece verrà progressivamente ridotto il contributo di solidarietà per ricostruire la scomparsa Ddr. Doveva rimanere in vigore per pochi anni, all’italiana; si paga sempre quasi 29 anni dopo la caduta del Muro. Lo sgravio per i contribuenti sarà di 10 miliardi entro il 2021. PER FINIRE, il conto complessivo: tutte le richieste dei tre partiti sarebbero costate 100 miliardi in più sul bilancio, si chiude invece con uscite supplementari per 45. Una cifra sopportabile: le casse statali sono piene, 772 miliardi di entrate fiscali nel 2017, 55 più del previsto, senza aver aumentato le tasse, la disoccupazione è al minimo storico, i salari aumentano, e il fisco incassa di più. Una ricetta difficile da imitare. tratto da La Nazione

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