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- Vince la causa dopo trentatre' anni Va risarcito... Ma lui e' morto

Asterio Tubaldi RECANATI (Macerata)

HA ATTESO trentatré anni prima di avere giustizia e il destino crudele ha voluto che pochi giorni prima di ottenerla, dopo una lunga battaglia, abbia chiuso gli occhi all’età di 89 anni. È la triste storia del recanatese Aldo Cipolletta, titolare dell’omonima impresa edile, che è dovuto ricorrere all’Alta Corte Europea per i diritti dell’Uomo per vedersi almeno riconosciuto il danno subìto a causa della giustizia italiana lenta e irrispettosa nei confronti dei cittadini. Sul banco degli imputati era finito lo Stato italiano, condannato a risarcire la somma di 100mila euro al titolare dell’impresa edile di Aldo Cipolletta srl che, nonostante i tanti anni passati, non è riuscita ancora a venire a capo del credito di 129.114 euro vantati nei confronti della cooperativa edilizia «Villaggio Le Grazie» di Recanati, posta in liquidazione amministrativa coatta nel 1985. ALDO Cipolletta, purtroppo, non potrà più gioire di questa vittoria, ma la sua famiglia e l’impresa edile da lui fondata avranno la soddisfazione di vedersi finalmente riconosciuto un diritto. Siamo nel 1985 e il 30 aprile di trentatré anni fa il tribunale distrettuale di Macerata dichiara insolvente la cooperativa edilizia «Villaggio le Grazie» di Recanati, una triste vicenda per la città sia sul piano politico che sociale ed economico. Aldo Cipolletta e la sua impresa avevano lavorato per la cooperativa e vantavano un credito di quasi 280 milioni di lire. LA PRIMA ingiustizia è quella di non vedersi nell’elenco dei creditori. Solo dopo undici anni di carte bollate finalmente, nel 1997, anche il suo credito viene annoverato fra quelli privilegiati nella liquidazione in atto della cooperativa. Una ben magra soddisfazione, perché il tempo passa ma quella vicenda, nonostante i diversi commissari liquidatori (nominati dal ministero del lavoro) che si sono succeduti, non riesce a trovare conclusione. NEL 2010 Aldo e il figlio Marco, che nel frattempo ha preso le redini della società, stanchi di aspettare e di avere le mani legate, si rivolgono appunto alla Corte di Strasburgo dopo essersi fatti rilasciare dal tribunale di Macerata la dichiarazione che la vecchia cooperativa «Le Grazie» era ancora in liquidazione coatta amministrativa. «Sono stato l’unico dei creditori a presentare questo ricorso a Strasburgo, perché non era una cosa facile – ricorda Marco Cipolletta –. Allora nessuno mi ha voluto seguire, ma il mio avvocato, Stefano Benedetti di Macerata, era molto fiducioso e ho seguito il suo consiglio». Il ricorso si basa soprattutto sul fatto che la durata del procedimento di liquidazione amministrativa ha violato il principio del «termine ragionevole». Insomma, ha atteso troppo tempo perché giustizia fosse fatta. E così è stato. La Corte di Strasburgo ha dato ragione al recanatese e ha emesso l’ennesima sentenza di condanna nei confronti dell’Italia. Per Marco Cipolletta e il suo legale una grande soddisfazione per una sentenza definita «eccezionale». «Peccato solo – dice lui – che oggi mio padre non sia qui con me a gioire di questo risultato». notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

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